La lentezza del processo civile

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All’Università di Bergamo l’associazione provinciale forense e la facoltà di giurisprudenza analizzano il tema della lentezza del processo civile alla luce delle ultime riforme normative in materia, l’evento patrocinato da Anf, è occasione per rafforzare il legame tra operatori di giustizia e accademici del diritto, il risanamento della giustizia passa sicuramente e sopratutto dall’educazione delle nuove generazioni.
Tornando al presente, la giustizia civile italiana continua ad essere afflitta da problemi ormai atavici. Primo fra tutti la lentezza. A fine 2013 i procedimenti civili pendenti erano ancora più di 5 milioni e 3 anni era la durata media del primo grado, tra anni per arrivare ad una prima sentenza. A sette mesi dall’insediamento, il sei Novembre scorso il Governo Renzi ha ottenuto dalla Camera il via libero definitivo al disegno di legge di riforma sull’arretrato del processo civile. Sul provvedimento, annunciato come soluzione taumaturgica all’elefantiasi della giurisdizione civile, regna un sostanziale scetticismo all’interno dell’avvocatura. Il deflazionamento dei processi necessita di misure strutturali, di sistema, di potenziamento delle risorse.
Le misure di degiurisdizionalizzazione dunque non presentano solamente l’incognita della possibile inefficacia, ricorrere ade esse significherà un sostanziale cambio di approccio alla risoluzione delle controversie da parte del cittadino. Non affidarsi ad una figura terza come il giudice sarà traumatico, e l’introduzione delle misure alternative andrebbe incentivato
Sicuramente non sufficiente a deflazionare l’arretrato civile la possibilità di ricorrere in appello in caso di procedimento giudiziario che ecceda i termini di ragionevole durata stabiliti dalla CEDU.
Dal convegno un allarme, che la riforme di Orlando abbiano successo o meno, l’effettività dei diritti dei cittadini non dipende esclusivamente dall’efficienza della macchina della giustizia ordinaria.